Stagione 12-13
Sarnano - Teatro della Vittoria
Per informazioni e prenotazioni:

Per informazioni:
Comune di Sarnano +39 0733 659 923
Circolo di Piazza Alta +39 339 588 692 7


Del Don Giovanni

2 Dicembre 2012
17:30
- farsa tragica in due atti - mosaico teatrale di Francesco Facciolli, da Molière, Perrucci, Da Ponte e da quattro secoli di convitati di Pietra musiche di W.A. Mozart. - Questo spettacolo non racconta solo la storia di Don Giovanni, ma anche la storia del Don Giovanni. Cioè non si limita a raccontare le avventure del gran seduttore di Siviglia dal primo bacio rubato fino al suo castigo finale, ma ne segue la vita teatrale lunga quattro secoli. Don Giovanni è presente in antichissimi riti popolari spagnoli legati al culto dei morti, nei canovacci dei commedianti dell'arte, nel teatro di prosa, nell'opera lirica, nell'opera buffa, nel teatro dei burattini, insomma non c'è forma teatrale che non sia stata sedotta dal Don Giovanni. I commedianti dell'Arte portarono questo canovaccio in giro per tutta l'europa per almeno due secoli, facendolo arrivare così a Tirso da Molina, a Molière a Da Ponte, per citare solo i più famosi. Don Giovanni ha viaggiato fino alla poesia di Byron, alla filosofia di Kierkegaard, alle guarattelle napoletane, agli spartiti di Mozart e alle pagine di Puskin, Brecht e Saramago. Don Giovanni è una tragedia, perché inizia e finisce con la morte di un personaggio. Don Giovanni è una farsa, perché i contrasti servo-padrone, i travestimenti, le trovate sono certamente caratteristiche del teatro comico popolare. Il riso ha una funzione rituale, è l'esorcismo delle forze demoniache e sovrannaturali che pervadono la scena. Questa funzione è affidata al servo di Don Giovanni: Pulcinella. La sua irruenta comicità da alla rappresentazione un carattere popolare e farsesco, nelle cui pieghe però si insinua la tragedia. Una tragedia destinata a rimanere nel ricordo e nella riflessione dopo il lento svanire del riso. Per questo la nostra è una farsa tragica. Tutto questo sarà percorso e attraversato dalla musica di Mozart, un genio ribelle, un seduttore che meglio di chiunque altro poteva comprendere e sintetizzare il mito di Don Giovanni. Un mito moderno, forse l'ultimo, che ancora seduce, inganna, incanta. Così ha fatto anche con me, che indegnamente, lo porterò ancora una volta sulla scena, mettendo un altro granello di sabbia nella sua immensa, infinita storia. Servo vostro. Francesco Facciolli"
Continua...


Regia: Francesco Facciolli
Compagnia: il Teatro dei Picari di Macerata

Natale a casa de sor Ansermo

Stagione amatoriale
15 Dicembre 2012
21:30
Riproponiamo a distanza di 14 anni questa commedia di Amedeo Gubinelli, scritta nel 1978 e solo in parte ispirata alla celebre commedia di Eduardo De Filippo Natale a casa Cupieilo. I due lavori hanno in comune la passione per il presepio dei due protagonisti, la "contesa" tra due coniugi ormai anziani soprattutto nel loro rapporto con i figli. Ben presto però le due commedie prendono strade diverse: quella di Eduardo si caratterizza per il clima urbano e per l'ambientazione tipicamente napoletana della storia, per una straordinaria mescolanza tra ironia e sentimento tragico della vita; quella di Gubinelli rimane fedele all'ambiente contadino marchigiano, ai suoi valori e alle sue tradizioni che fanno della famiglia il baricentro e il punto di riferimento di qualsiasi avvenimento. Siamo di fronte a una storia che, dopo diverse disavventure tragi-comiche, si chiude con un rasserenante lieto fine senza tradire quel teatro dei sentimenti, ma anche della satira di costume proprio dell'opera scenica del nostro autore. Abbiamo mantenuto la struttura drammaturgica adottata nell'edizione del 1997 con la riduzione da tre a due atti, introducendo l'unità di tempo (la vicenda si svolge dall'alba alla mezzanotte del 24 dicembre), mentre abbiamo conservato la duplicità dei luoghi di ambientazione (una camera da letto e una cucina) grazie alle belle scene mobili, progettate da Roberto Cetriolo, che consentono cambiamenti a vista di sicuro impatto visivo. Sono stati in parte contenuti gli elementi comici per dare maggiore spessore umano alla vicenda e per meglio evidenziare i suoi valori 'di fondo: l'unità della famiglia, la paternità e la maternità, la volontà e la capacità di affrontare le difficoltà della vita, la speranza in giorni migliori, sottolineata anche dal finale della commedia posto come sigla di fiducia e di fede nella vita. Si è ritenuto opportuno e più funzionale alla messa in scena conservare la collocazione storica della precedente edizione legata al particolare clima della Grande Guerra, per cui quello che si vive in casa di Sor Ansermo è il Natale di guerra del 1916, come ricorda un celebre manifesto di propaganda bellica presente nella grande cucina, dove non si rinuncia però a celebrare il tradizionale "rito" della tombola. L'essere già partiti per il fronte o la possibilità di dover partire entro breve tempo aleggia come una concreta minaccia sulle vicende della famiglia, rendendo più umane e quindi più credibili le "tragedie" e le "smanie" che punteggiano questa giornata così particolare, durante la quale si vivono momenti quasi drammatici che si tenta di esorcizzare con le pratiche propiziatorie di una "strolleca". Nello stesso tempo sono rimasti ed anzi sono stati valorizzati i personaggi di Zia 'Ngilina e di Paci, ai quali tocca il compito di svolgere una funzione equilibratrice, dando un tocco di comicità alla vicenda, affiancati a volte dallo stesso Ansermo che non rinuncia al gusto della battuta ironica. Il mobilio e gli elementi scenici sono ridotti all'essenziale per richiamare alla concretezza del vivere quotidiano; per altro verso l'elemento simbolico-religioso è messo in evidenza da quadri che hanno per soggetto la Natività e da alcuni canti legati alla tradizione natalizia, mentre la minacciosa incombenza della guerra viene sottolineata dalla presenza di canzoni e di immagini storiche riguardanti il primo conflitto mondiale, costituendo un insieme di elementi utili ad evidenziare e commentare i principali momenti di questa vicenda. Alberto Pellegrino
Continua...

di Amedeo Gubinelli
Regia: A. Pellegrino
Compagnia: Teatro Club A. Gubinelli di S.Severino M.

La campagna 'lettorale

Stagione amatoriale
27 Gennaio 2013
17:30
Commedia dialettale in due atti - Siamo nel 1975, lo stipendio di un operaio è di 154.000 lire una tazzina di caffè costa 120 lire , la benzina costa 305 lire, il tasso di inflazione è del 19,2. Per la penuria di moneta spicciola vengono messi in circolazione i miniassegni, piccoli assegni del valore di 50, 100, 150, 200, 250, 300 lire. Con la legge del 6 Marzo per la prima volta votano i diciottenni.. E a Milano il Ministero delle poste rilascia le prime dodici concessioni per altrettanti fortunati che istallano nelle proprie auto i primissimi cellulari. A livello nazionale Moro (DC) è costretto a chiedere aiuto a Berlinguer (PCI) per usare una politica di austerità indolore. Nei piccoli centri, invece, la campagna elettorale entra nel vivo e, pur di vincere le lezioni, i due schieramenti sono pronti a tutto. Ma mentre il PCI si sente forte con la candidatura dell’avvocato Medori, la DC non riesce a trovare un degno antagonista. Grazie anche all’interessamento del parroco viene finalmente scelto il candidato democristiano e quindi vivremo insieme ai protagonisti gli ultimi giorni di una frenetica campagna elettorale. Tengo a precisare che le vicende e i nomi di questa commedia sono di pura fantasia, perciò ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite è puramente casuale. Nota dell'autore: Questo testo è maturato pian piano, ogni volta che si avvicinavano le elezioni. Mi tornavano in mente le mitiche battaglie della metà degli anni settanta, alle quali io, bambino che abitava vicino alla piazza del paese, assistevo incuriosito e divertito. Il paese si divideva in due schieramenti tanti quanti erano i partiti principali. Da una parte il PCI appoggiato da quasi tutta la classe operaia e dall’altra la DC composta dai borghesi e dalle persone più vicine al clero. In ogni angolo del paese si creavano vere e proprie “logge” all’interno delle quali si dibatteva, si discuteva e si tramava per trovare il modo per arrivare al potere. La campagna elettorale era colorata dalle pittoresche figure presenti in ogni comunità che si rispetti. La perpetua, l’operaio sfruttato, l’ostessa che gestisce la cantina in piazza, il sagrestano, il nostalgico del duce ecc. Anche se preistoria politica è stato comunque un momento in cui l’Italia ha maturato la sua consolidata democrazia, per cui questo passaggio ha educato la gente ad una partecipazione civile, al rispetto delle Istituzioni e a una coscienza politica che è sempre in divenire, vista poi la trasformazione delle correnti più importanti. L’opera poggia molto sulla caratterizzazione dei personaggi, sulla loro genuinità e spontaneità e sulla nostalgia che molti degli spettatori sentiranno per un periodo nel quale, anche se con idee diverse, c’era un grande rispetto per il rapporto umano e il valore degli ideali e dell’appartenenza era sentito con profonda passione. La vicenda è ambientata in un piccolo paese, dove il partito comunista era rappresentato da un potente avvocato del luogo, mentre la democrazia cristiana appoggiata dal clero e dalla borghesia, non avendo validi antagonisti, metteva in campo uno sprovveduto giovane quale candidato alla carica di sindaco. Accompagnata da alterne vicende fatte di intrighi e delusioni si assiste anche alla nascita di una delicata storia d’amore. Il tutto a fare da cornice ad una ironica e divertente campagna elettorale.
Continua...

di e Regia: Pietro Romagnoli
Compagnia: G. Lucaroni di Mogliano

Lo justo no' 'nganna mai

Stagione amatoriale
2 Marzo 2013
21:30
I media parlano da giorni di Sanremo come definitiva consacrazione per il dialetto che esce definitivamente dall’ambito della canzone popolare più strettamente intesa per salire sul palco dei mega show. Verrebbe da dire che giunge buon… ultimo nel campo delle arti se pensiamo alla tradizione della canzone napoletana e, soprattutto, al teatro dove il dialetto rappresenta una vera e propria eccellenza culturale nazionale. Qui alcuni dialetti, per dirla con Orwell, sono “più uguali degli altri” perché hanno segnato la storia del teatro mondiale: il veneziano di Goldoni, il napoletano di Eduardo, il genovese di Gilberto Govi. È proprio in un’ottica di avvicinamento anche dei grandi classici al teatro popolare che potremmo leggere il riuscitissimo tentativo della COMPAGNIA TEATRALE AVIS di Esanatoglia che va sotto il titolo di “Lo Justu no’ ‘nganna mai”. Lo spettacolo traspone nella straordinaria lingua dialettale (che Federico Fellini pensava essere “come i nostri sogni, qualcosa di remoto e rivelatore… la testimonianza più viva della nostra storia”) un capolavoro assoluto come Tartufo di Mòlière nell’adattamento di Bruno Cardarelli. Trasposizione dialettale della commedia sull’ipocrisia, ma anche sulle vanità e sulle debolezze umane, Tartufo tratta temi senza tempo. Ne “Lo justu no’ ‘nganna mai”, l’operazione di recupero del significato storico e del senso culturale della parlata locale, anche in chiave di un recupero delle radici e dell'identità propri di ogni territorio è perfettamente riuscita. Non siamo difronte alla classica e stucchevole farsa dialettale, ma una vera e propria pièce nella migliore tradizione del teatro popolare. Molière presenta il suo Tartufo al re di Francia ricordandogli che il compito della commedia è quello di “correggere gli uomini divertendoli”. Coinvolgente e moderno, pur nel rispetto del testo originale, l’adattamento che raggiunge pienamente l’ obiettivo del grande commediografo. L’Orgone di ieri e di oggi è vittima del devoto Tartufo che lo raggirerà per sottrargli cervello e tutte le sue sostanze. Il testo dialettale sa mantenere la verve originale di quello rappresentato la prima volta alla corte di Versailles, subito censurato e proibito per alcuni anni. L’ampiezza lessicale e le strutture del dialetto hanno tradotto, con la sublime complicità dell’autore, situazioni e stati d’animo introspettivi e moderni. Un succedersi di colpi di scena fino al finale che, in questa versione, contempla Tartufo punito ed incarcerato.
Continua...

di e Regia: Bruno Cardarelli
Compagnia: Teatro AVIS-AIDO di Easanatoglia

Il berretto a sonagli

Stagione amatoriale
26 Marzo 2013
10:30
La signora Beatrice Fiorica, gelosa e insoddisfatta, vuole denunciare al delegato Spano', amico di famiglia, il tradimento del marito, cavalier Fiorica, con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa, anziano e a conoscenza dei fatti, che tollera la situazione purché venga salvato il suo “pupo”, cioe' la sua rispettabilita' e la “faccia”. Fra le molteplici opere di Pirandello, questa può considerarsi una delle più belle e complete, da cui emergono il gioco del contrario e la maschera che indossiamo per essere accettati dagli altri. La commedia rappresenta la trama di un probabile adulterio che i personaggi tendono a sdrammatizzare agli occhi di Ciampa, il protagonista, il quale per non perdere la considerazione altrui e per fare rispettare il proprio “pupo” sarà costretto a ricorrere , per aggiustare tutto, alla pazzia della “signora Beatrice” In realtà non si saprà se l’adulterio è stato consumato o no, ma nella filosofia pirandelliana ciò risulta estremamente marginale. Importante è “che cosa pensa la gente”, la lotta quotidiana tra l’essere ed il sembrare. Pirandello descrive i personaggi come artefici della propria sventura umana, talvolta in modo consapevole e determinato. L’atto ufficiale che scagiona tutti e che dovrebbe rappresentare la fotografia della realtà non ha valore: il pensiero popolare, la giustizia privata devono uniformarsi al conformismo dominante che supera tutto e tutti.
Continua...

di Luigi Pirandello
Regia: Piergiorgio Pietroni
Compagnia: CTR di Macerata