Stagione 11-12
Macerata - Teatro Lauro Rossi
Per informazioni e prenotazioni:

BIGLIETTERIA DEI TEATRI
Piazza Mazzini, 10 - Macerata.
La biglietteria è aperta il lunedì dalle 17 alle 20 e dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Contatti:
tel: +39 0 733 230 735
email: boxoffice@sferisterio.it

Info:
www.sferisterio.it

Vendita online:
www.vivaticket.it


Don Chisciotte

Stagione amatoriale
16 Ottobre 2011
17:15
43° Premio "Angelo Perugini" - Nel Don Chisciotte lo scrittore usa il dissolvimento dell’antico mondo cavalleresco e la contraddittorietà del presente come materia di trasformazione parodistico-fantastica. Il primo fine, dichiarato esplicitamente nel Prologo dallo stesso Cervantes, è quello di ridicolizzare i libri di cavalleria e di satireggiare con il mondo medioevale, tramite il “folle” personaggio di Don Chisciotte; infatti in Spagna la letteratura cavalleresca, importata dalla Francia, aveva avuto nel cinquecento grande successo, dando luogo al fenomeno dei “lettori impazziti”. Inoltrandosi nella lettura, subito dopo le prime avventure, Don Chisciotte perde gradualmente la connotazione di personaggio “comico” e acquista uno spessore più complesso. Lo stesso romanzo diventa ben presto ben più che una parodia o un romanzo eroicomico. Il “folle” cavaliere ci mostra il problema di fondo dell’esistenza, cioè la delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l’immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l’uomo si identifica. Il “disinganno”, cioè il tema dello scontro struggente tra ideale e reale, che ritroviamo nel romanzo, fu per Cervantes, non solo un motivo poetico, ma anche un’esperienza personale.
Continua...

di Miguel de Cervantes
Regia: Franco Checchi
Compagnia: G.A.D. città di Pistoia

Mamma mia ... domani mi sposo.

Stagione amatoriale
23 Ottobre 2011
17:15
43° Premio "Amgelo Perugini" presemta lo spettacolo della Compagnia Teatrale Artisti Cilentani di Pisciotta ”MAMMA MIA…DOMANI MI SPOSO!” con Alina Di Polito. Lo spettacolo che ha di recente vinto il 1° Premio al Concorso Nazionale ”Il Mascherone” di Bolzano è stato tradotto in italiano dalla regista/interprete Alina Di Polito e si accompagna alle splendide canzoni degli ABBA. Un appuntamento da non perdere per un tuffo nei mitici anni ’70. La vicenda si conclude con un lieto fine che permetterà ai vari personaggi di comprendere il senso della vita attraverso la riscoperta dei momenti importanti, spesso sottovalutati, della propria giovinezza.
Continua...

di Alina di Polito
Regia: Alina di Polito
Compagnia: Artisti Cilentani Associati

From Medea

30 Ottobre 2011
17:15
43° Premio "Angelo Perugini" “From Medea” di Grazia Verasani: una tragedia antica e drammaticamente attuale. Una riflessione sull’istinto materno oltre ogni ipocrisia. Come la Medea di Euripide, Rina, Vincenza, Eloisa, Marga hanno attuato il proprio annientamento. Chiuse nella stanza di un ospedale psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore, il senso di colpa per un gesto che ha vanificato la propria esistenza. «Il dramma – racconta Grazia Verasani – nasce dalla necessità di esprimere una pìetas profonda per le donne che la depressione ha reso doppiamente assassine. Quando uccidi tuo figlio, è te stessa che fai fuori in quel momento». Il testo nasce nel 2001, quando in Italia era appena scoppiato il caso Franzoni. «Ho scritto From Medea – spiega l’autrice – come reazione ad un senso di disgusto che ho provato in quei giorni di fronte al modo in cui il caso venne trattato sui giornali, nei talkshow e nei vari “porta a porta”». Il testo è infatti anche una riflessione sull’istinto materno, sulle falsità contrabbandate da pubblicità e tv su una decantata maternità “all’acqua di rose”, e un’accusa a una società che ha sempre bisogno di creare mostri e di giudicare un malessere che invece non può essere liquidato con superficialità mediatica. «Non è stato facile interpretare il ruolo di una border-line, come sono le donne di questa piece, – spiega Susanna Marcomeni – calarsi nella parte di una madre che, in preda alla disperazione della malattia e alla solitudine in cui spesso le donne vengono lasciate, arriva ad uccidere il proprio figlio. Come recita una poesia di Brecht sull’infanticidio “Non giudicate, ognuno ha bisogno dell’aiuto dell’altro”». «Quando ho avuto tra le mani il testo di From Medea – aggiunge Francesca Mazza – la prima reazione di fronte alle quattro donne che si macchiano di una colpa così grande è stata un ritrarsi di fronte al giudizio e la volontà di capirle, queste donne. Dal punto di vista umano non puoi giudicare la sofferenza, anche mentale di una donna, la cui follia arriva ad un gesto così forte di auto-distruzione». La pièce alterna momenti di forte pathos drammatico ad altri di leggerezza liberatoria, mostrando di queste donne non solo la schiacciante zavorra del rimorso, il viatico della cura, l’anticamera di una possibile e legittima risalita o il suicidio più o meno allegorico della resa, ma anche la loro umanità frammentata, la gioia per una festa di compleanno, le lettere al mondo che aspetta fuori e di cui hanno paura, gli stati d’animo che si danno il cambio. «Mi ha entusiasmato fin da subito – afferma Marchesini – come il dramma di queste donne lasci spazio anche repentinamente, a momenti di allegria, di come disperazione e speranza, malinconie e piccole gioie, avvicinamento e lontananza potessero alternarsi in queste vite confuse, in bilico tra desiderio di futuro e annullamento». Il testo presenta una costruzione quasi cinematografica, con una rapida successione di scene molto brevi, momenti di vita e stati d’animo, che si alternano quasi per “stacco”, come avviene nel cinema quando si passa da una sequenza a un’altra. «Quest’alternanza di ritmi, emozioni, umori e stati d’animo – continua Marchesini – ha costituito per tutti noi la sfida più interessante nel tentativo di portare sulla scena uno spettacolo che restituisse tante piccole sfumature». (nonsolocinema.com)
Continua...

di Grazia Verasani
Regia: Gino Brusco
Compagnia: \"I cattivi di cuore\" di Imperia e \"Teatro del Banchero\" di Taggia(IM)

Rumori fiori scena

6 Novembre 2011
17:15
43° Premio Angelo Perugini - Diverse fasi della costruzione di uno spettacolo: dalle prove alla tournée, tra ripicche e screzi fra attori - sul palcoscenico e fuori accade di tutto: interruzioni, errori, isterie, conflitti, tensioni, rappacificazioni. Una compagnia scalcagnata in scena diventa esilarante dietro le quinte, mostrando i tic degli attori, i limiti interpretativi, le paturnie del regista costretto a metterli in scena velocemente e le piccole storie che rimescolano gli umori prima, durante e dopo la rappresentazione. I tre atti raccontano le prove e le repliche di un testo assurdo nel quale un autore fugge dall’incedere delle tasse mentre un agente immobiliare utilizza la sua dimora per un appuntamento con un’impiegata. Un ladro, una cameriera e un piatto di sardine, il contorno che stempera i toni piccanti diluendoli in una serie di entrate ed uscite di scena esilaranti. La caratterizzazione estrema dei personaggi: la svampita, la soubrette, il precisino, l’indeciso, l’ubriacone, l’aiuto e il suo regista, inducono dalle prime battute a deridere gli stereotipi, a burlarsi dell’incapacità a pregustare una serie di errori pronti a regalare fragorose risa. (Andrea Monti)
Continua...

di Michael Frayn
Regia: Alberto Manini
Compagnia: STEP di Ancona

Sogno di una notte d'estate

10 Novembre 2011
21:00
11 Novembre 2011
21:00
- con il patrocinio dell'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico"“Questo spettacolo nacque come saggio di diploma degli allievi attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, da me diretto, nel giugno 2009. È stato ripreso al 52° Festival dei due mondi e nell’ambito del progetto Shakespeare in città organizzato dal Teatro Stabile delle Marche. Si tratta dunque di un gruppo di giovanissimi attori, alcuni dei quali anche musicisti, che affrontano, per la prima volta, l’esperienza di una Compagnia di teatro e di una tournée.” Note di regia di Carlo Cecchi. - La storia è ambientata in Grecia, più precisamente in un bosco incantato di questo Paese. Il tutto avviene la notte prima del matrimonio tra Teseo, duca d'Atene e Ippolita, la regina delle Amazzoni. Troviamo in fuga Ermia, una bella fanciulla promessa sposa dal padre Egeo a Demetrio un uomo che lei non ama, e Lisandro, l'uomo che in realtà lei ama ma che il padre non accetta come futuro genero. Ermia si trova a fuggire dal padre e da quel matrimonio combinato contro il suo volere, sapendo che se non accetterà Demetrio, la aspetterà la clausura in convento oppure la condanna a morte. Demetrio cerca di inseguire la sua amata Ermia all'interno del bosco dove i due innamorati sono scappati. Demetrio però è inseguito a sua volta da Elena, amica fin dai tempi dell'infanzia di Ermia e a sua volta innamorata di Demetrio, colei che ha rivelato il segreto sulla fuga di Ermia e Lisandro a Demetrio con la speranza che questo possa aver conquistato il suo cuore, nonostante si dimostre molto scorbutico e scostante nei suoi confronti. In questa 'notte di mezza estate' i quattro giovani si ritroveranno a rincorrersi, ad amarsi, odiarsi senza sapere che dietro a tutto quel caos che vede confondere e cambiare i sentimenti di Demetrio e Lisandro, c'è il perfido e scaltro folletto Puck, a cui è stato affidato da Oberon, il re delle fate, il compito di punire la moglie Titania per uno sgarbo subito, bagnandole le palpebre con una pozione magica in grado di far innamorare la vittima del sortilegio del primo essere che si trovi davanti al suo risveglio. E sarà appunto questa pozione a cambiare la situazione tra i quattro giovani portandoli ad un susseguirsi d'equivoci e di confusione.
Continua...

di William Shakespeare
con Carlo Cecchi
Regia: Carlo Cecchi
Compagnia: Teatro Stabile delle Marche

Il Clan delle vedove

13 Novembre 2011
17:15
Lo spettacolo è articolato in 2 atti, è un’opera brillante: andato in scena per la prima volta nel 1991, affronta con toni ironici e arguti il delicato tema della condizione vedovile, divisa fra rimpianti e disincanti, indugi della memoria e conquiste di autonomia.“….Rose Stellman entra a far parte del Clan delle Vedove a causa di una caduta….a consolarla le sue amiche Jackie e Marcelle che l’aiuteranno a superare la varie fasi della sua nuova condizione. Dopo l’incontro con Sophie Clouzot, Rose prenderà coscienza di una nuova inaspettata realtà”.
Continua...

di Ginette Beauvais Garcin – Marie Chevalier
Compagnia: Accademia Teatrale "Francesco Campogalliani" di Mantova

Tango

20 Novembre 2011
17:15
43° Premio "Angelo Perugini" - "Avete mai ballato il tango? Avete mai provato? Ballare il tango è una cosa che non si può spiegare con le parole... Perché l'importante non è la tecnica... è il cuore." Due ragazzi. Due corpi, due anime. Intorno, fango. E in un mondo pieno di fango solo un amore davvero grande può sopravvivere.
Continua...

di Francesca Zanni
Regia: Roberto Belli
Compagnia: Linea di confine di Roma

Li Romani in Russia

Fuori Abbonamento
2 Dicembre 2011
21:15
da Racconto di una Guerra a Millanta mila Miglia - Artista a tutto tondo, Simone Cristicchi è un cantautore che, spaziando dalla musica contemporanea a quella popolare, approda anche al teatro. Con “Li Romani in Russia”, regia di Alessandro Benvenuti, l’artista romano ripercorre i drammi della seconda guerra mondiale, in particolare della spedizione in Russia, a cui partecipò suo nonno Rinaldo che, tra i sopravvissuti, non volle mai raccontare questa esperienza. Cristicchi lo fa in maniera profonda, con simpatici siparietti ironici, attraverso i versi del poeta romanesco Elia Marcelli, uno dei pochi, fortunati, ritornati da quella tragica campagna.
Continua...


con Simone Cristicchi
Regia: Alessandro Benvenuti
Compagnia: Bigfish Teatro

Devo dirti una cosa

4 Dicembre 2011
16:30
43° Premio "Angelo Perugini" - Serata di premiazione - - Laura e Luigi Galimberti sono una qualunque coppia borghese che pare non abbia più nulla da dirsi se non che, a sorpresa, scoprono di aspettare un bambino. Solo che lei ha 55 anni e lui oltre 60. Hanno già due figli, grandi ma da sistemare, e la “novità” li getta nello scompiglio, mettendoli da subito in aperto contrasto. Laura, infatti, nonostante i rischi a cui andrebbe incontro vuole portare avanti la gravidanza mentre il marito è fortemente contrario. La decisione verrà presa durante una turbolenta nottata in cui il conflitto iniziale si espande e tracima travolgendo il loro rapporto, la famiglia, l’ambiente a cui appartengono e la società intera. Arriveranno perfino a lasciarsi. Ma l’evento inatteso li ha costretti a confrontarsi e tra ripensamenti e confessioni, rinfacci e battute sarcastiche, alla fine…… - Note della pregevole autrice maceratese Valentina Capecci: Diventare genitori in tarda età è un tema attuale. Inquesto caso la crisi di coppia scaturisce da un naturale incidente di percorso, ma se si sostituisce con il desiderio di praticare una fecondazione assistita il risultato sarebbe identico. Personalmente ritengo condivisibili entrambe le posizioni, diametralmente opposte, dei due protagonisti almeno quanto non sia semplice prendere una posizione netta in caso di un conflitto tra ragione e sentimento. Non a caso il dibattito sull’argomento è ancora aperto……
Continua...

di Valentina Capecci
Regia: Diego Dezi
Compagnia: Associazione Culturale C.T.R., Compagnie Teatrali Riunite

L'uomo, la bestia e la virtù

6 Dicembre 2011
21:00
7 Dicembre 2011
21:00
Il professor Paolino (l’Uomo), dopo aver messo incinta la Signora Perella (la Virtù) durante una delle frequenti assenze del marito ammiraglio (la Bestia), fa preparare una torta afrodisiaca affinché quest’ultimo compia il proprio dovere coniugale, salvando così la faccia. In un mondo dove l’uomo e la virtù ne escono sconfitti, è legittimo domandarsi: chi è la bestia? Trasposizione negli anni 50 di un classico della commedia brillante pirandelliana. Divertente, ironica, capace di far pensare.
Continua...

di Luigi Pirandello
con Lino Musella e Paolo Mazzarelli
Regia: Antonio Mingarelli
Compagnia: Vocitinte

Il mistero buffo

21 Dicembre 2011
21:00
22 Dicembre 2011
21:00
Nella versione pop 2.0 qualcosa di gustoso c’è, quando illustra la scenografia (immobile, inutile, che non ha alcuna funzione e movimento nello spettacolo), un palchetto da commedia dell’arte che sembra una nave, con un fantoccio in un lato. E’ Goran, un manichino, racconta Rossi; stava in un gruppo di clandestini, è l’unico che fu fermato e interrogato per ore da un carabiniere, non insospettito dal fatto che non rispondeva. Alza il tiro dell’assurdo, il comico, e funziona: il mio sogno è riempire un gommone di manichini, dipingerli di nero, con il mio musicista (Emanuele Dell’Aquila, alla chitarra, accompagna lo spettacolo), con i nostri vestiti da balcanici, partire di notte da Peschiera, sul Lago di Garda, arrivare a Salò e dire ai leghisti che si saranno raccolti, magari con Calderoli: scusa capo, è qui Lampedusa? Per vedere la faccia che fanno. Gioca con gli spettatori, Paolo Rossi, fino alle soglie del tormentone. Sottolinea la diversità del teatro dalla televisione, ma nelle sue parole si sente la nostalgia del palcoscenico catodico. Poi il primo brano del Mistero Buffo, la nascita del giullare, la storia del contadino che lavora una terra abbandonata e quando la rende fertile viene perseguitato da padroni e preti fino a essere costretto a fuggirne, e poi incontra Cristo all’ultima cena che lo trasforma in giullare, sottraendolo alla sbronza depressa e autodistruttiva affidandogli la missione di raccontare facendo ridere. E’ secco, l'interprete, meno istrionico di Fo.
Continua...


con e di Paolo Rossi
Regia: Carolina De La Calle Casanova
Compagnia: La corte ospitale in collaborazione con Fondazione G.Gaber

Il catalogo

14 Febbraio 2012
21:00
15 Febbraio 2012
21:00
Valerio Binasco, traduttore e regista della pièce “L’aide memoire” di Carrière, traspone su scena la profonda conoscenza della natura umana e delle sue espressione polimorfiche che ha questo autore francese ottantenne, poliedrico, fine osservatore di storie umane. Le parole, pur nella loro fragilità e brevità, rendono granitica, ma sempre discreta, l’algida realtà di due profonde solitudini che si incontrano. Una è quella di Jean Jaques, brillante giurista e gran seduttore che ama l’ordine e l’organizzazione in tutte le cose, finanche nelle sue relazioni sentimentali, o piuttosto, vaginali, meticolosamente annotate per data, misure, caratteristiche fisiche femminili in un catalogo, strumento “professionale” già usato dal caro Don Giovanni di Mozart. L’altra è quella di Susanne, una ragazza apparentemente stordita e incoerente che una mattina d’inverno piomba nel microcosmo del giurista, un appartamento di 30 metri quadrati nel cuore di Parigi e riesce, con la sua valigia ingombrante e ancor più con il suo bagaglio invisibile di solitudine, vulnerabilità e bisogno di affetto, a mettere in crisi l’universo quasi meccanico del giurista. La paura di amare è per entrambi maggiore della voglia di amare che è comunque grandissima e che entrambi gli attori cercano di soffocare con dialoghi spezzati, ermetici, talvolta surrealisti. E tra questo ordine meccanico necessario a camuffare il grande vuoto esistenziale di Jean Jaques e il deserto enigmatico di Susanne , nasce un conflitto, pacato, discreto ma che mina alle base il mondo in ordine, almeno apparentemente, del giurista. È un momento cruciale, di grande verità e, pur nella sua tragicità, di portata positiva. Esso ricorda infatti a noi spettatori, testimoni di quest’epoca di grande solitudine sentimentale anche se tecnologicamente e meccanicamente organizzata, che ciascuno di noi può essere davvero attore della propria vita, può cambiarne il corso, essere l’homo faber fortunae suae tanto amato dai latini se solo ha l’onestà e il coraggio di mettersi a nudo, di misurare l’entità del vuoto che nasconde dentro di sé, accettarlo e mostrarsi senza maschera a chi, entrato in sintonia, vuole dare e ricevere affetto. Il duo Ennio Fantastichini – Isabella Ferrari ci offre una rappresentazione di grande maestria e complementarietà all’interno di una messa in scena efficace che, pur nella sua semplicità è di una compostezza plastica, che la eleva quasi a terzo personaggio . Raffaella Roversi
Continua...

di Jean Claude Carrière
con Ennio Fantastichini – Isabella Ferrari
Regia: Valerio Binasco
Compagnia: Star Dust Internationale - A. Tumminelli

Colazione da Tiffany

6 Marzo 2012
21:00
7 Marzo 2012
21:00
Raccontare di Holly? Innamorarsi di una creatura selvatica? Per tutti Colazione da Tiffany è il film di Blake Edwards con l’indimenticabile Audrey Hepburn e George Peppard… per quasi tutti dato che Colazione da Tiffany è un breve romanzo gioiello di Truman Capote pubblicato nel 1958 da cui Samuel Adamson ha tratto una riduzione teatrale. Quando Marco Balsamo mi ha chiesto di dirigere la versione teatrale italiana ho accettato perché Colazione da Tiffany mi sembra un classico del ‘900. Holly Goligthly è una cover girl americana arrivata a New York un po’ lolita cresciuta, un po’ traviata; intorno a lei ruotano i molti personaggi del mondo un po’ ridicolo e patinato dell’East End newyorkese: un agente di Hollywood, un mafioso italoamericano, il proprietario di un bar, ricchi diplomatici brasiliani…. Lei vive in una modesta casetta dell’East Side popolata da una fauna artistica al limite della sopravvivenza e della trasgressione.
Continua...

di Truman Capote
con Francesca Inaudi, Lorenzo Lavia
Regia: Piero Maccarinelli
Compagnia: Gli Ipocriti

Servo di scena

30 Marzo 2012
21:00
31 Marzo 2012
21:00
Si tratta di un appassionato omaggio al teatro e alla sua gente, nonché perfetta ricostruzione d’epoca che fa da cornice agli ultimi successi di un grande attore, ormai al tramonto, il quale deve la sua sopravvivenza alle cure e alle attenzioni costanti del suo umile servo di scena. Scritta in un linguaggio affascinante, tipico dello stile della commedia inglese, affronta con tono ironico le rocambolesche vicende di una precaria compagnia di provincia, che si dipanano tra camerini e palcoscenico, quale sublime metafora della vita del teatro di ogni tempo. Regista ed interprete nel ruolo di Sir, Franco Branciaroli, nuovo consulente artistico dello stesso CTB. Così la storia: è il 1940, pur devastata dai bombardamenti nazisti, Londra riesce a conservare l’aplomb che l’ha sempre contraddistinta. Come racconta Evelyn Waugh, il grande testimone di quegli anni, la vita procede meglio che può: pub e ristoranti restano aperti finché una bomba non li distrugge, i circoli e i club non variano nemmeno gli orari di apertura e di chiusura. Anche il teatro continua a vivere a dispetto della stupidità che sembra sul punto di conquistare il mondo. E Shakespeare diviene non solo poeta di un intero popolo, ma anche il suo profeta, e il teatro il suo tempio. Il servo di scena racconta la storia di una di queste compagnie eroiche e spericolate e del suo vecchio capocomico, un non meglio identificato “Sir”, attore shakespeariano un tempo osannato dalle folle e dalla critica. Colpito da malore proprio alla vigilia della Prima del Re Lear, Sir sembra sul punto di dare forfait: sarebbe la prima volta nella sua onorata, lunghissima carriera. Ma Norman, il suo fedele servo di scena, da perfetto inglese non concepisce che non si possa andare in scena. Magari morti, ma gli spettatori hanno pagato il biglietto e hanno perciò diritto allo spettacolo. Sir è messo male: non solo ha dimenticato quasi tutte le battute del testo, ma ha dimenticato perfino quale testo dev’essere rappresentato. Comincia a vestirsi da Otello, poi si mette a recitare il Macbeth. Infine sembra rimettersi in carreggiata, ma sono troppe le cose che non vanno. Se la prende con la moglie, Milady, una Cordelia decisamente troppo grassa. Se la prende perfino con l’ennesimo bombardamento nazista, che scambia per l’effetto-temporale giunto però troppo presto. Dopo numerosi esilaranti contrattempi, Sir si sente di nuovo male e, al termine dello spettacolo, mentre gli altri attori (compresa sua moglie, Milady) se ne vanno a casa, solo il buon Norman, il servo di scena, lo assiste. Sir, sentendo di essere in punto di morte, gli consegna la propria autobiografia, una specie di testamento spirituale in cui ringrazia tutti i membri della sua compagnia, lodandoli uno per uno, dal primo all’ultimo, tranne - guarda caso - proprio il suo servo di scena. Chissà perché, si è dimenticato proprio di lui. Omaggio all’Inghilterra e a Shakespeare, lo spettacolo è soprattutto un inno al teatro, alla sua capacità di resistere in tempi difficili, alla sua insostituibilità. Nella figura del servo Norman trapela la ragione profonda della sua forza: il teatro è invincibile perché non ha padroni, non cerca ricompense, è invincibile perché la ragione profonda della sua esistenza sta nella sua gratuità. Perciò sa pronunciare le parole più importanti e profonde con ironia e senza perdere il sorriso. Il servo di scena ne è la dimostrazione.
Continua...

di Ronald Harwood
con Tommaso Cardarelli
Regia: e con Franco Branciaroli
Compagnia: CT B Teatro Stabile di Brescia Teatro de gli Incamminati

Variazioni enigmatiche

11 Aprile 2012
21:00
12 Aprile 2012
21:00
Saverio Marconi torna in scena come attore e sceglie Schmitt e le sue “Variazioni enigmatiche”, già straordinario successo di pubblico e di critica in Europa. “Ho avuto la grande fortuna di collaborare con Schmitt per l’edizione francese del musical 'Nine' che ho diretto alle 'Folies Bergère' – dice Marconi – e con Gabriela Eleonori l’abbiamo incontrato anche qualche mese fa per confrontarci sulla regia dello spettacolo. Oggi che ho l’età giusta per affrontare un personaggio come Abel Znorko, non ho avuto dubbi che 'Variazioni Enigmatiche' fosse il testo più giusto per tornare sul palcoscenico come interprete.” Un testo mai prevedibile, che alterna sentimenti con drammatici colpi di scena, in cui l’ironia più tagliente si trasforma in commozione, la tenerezza in folle crudeltà. Il titolo dell’opera fa riferimento a Enigma Variations, composizione del musicista inglese Edward Elgar, quattordici variazioni su una melodia che sembra impossibile da riconoscere, così come Schmitt sembra concepire il rapporto tra gli esseri umani come qualcosa che possiamo solo intuire. Un testo mai prevedibile, che alterna sentimenti con drammatici colpi di scena, in cui l’ironia più tagliente si trasforma in commozione, la tenerezza in folle crudeltà. È la storia del confronto disperato fra due uomini, Abel Znorko - misantropo, Nobel per la letteratura che si è ritirato a vivere da eremita in un’isola sperduta del mare della Norvegia, vicino al Polo Nord - e Erik Larsen sconosciuto giornalista cui lo scrittore concede un’intervista. L’incontro, tra ferocia e compassione, si trasforma in una sconvolgente scoperta di verità taciute e dell'illusione in cui i due si sono calati.
Continua...

di Eric-Emmanuel Schmitt
con Saverio Marconi, Gian Paolo Valentini
Regia: Gabriela Eleonori
Compagnia: Residenza di riallestimento Compagnia della Rancia

Don Juan

18 Aprile 2012
21:00
19 Aprile 2012
21:00
Il più grande seduttore, l'amante del gioco, dell'inganno e della seduzione raccontato secondo il linguaggio forte ed incisivo del flamenco. Don Juan non è individuo, né idea, ma qualcosa di più fluttuante ed immortale come l'erotismo e la seduzione, sentimenti che la musica e la danza andalusa esprimono ed interpretano alla perfezione. Il famoso libertino agisce grazie ad un naturale istinto delle pulsioni e per merito della spontaneità di una forza tragica che è prerogativa di tutti gli uomini. Il suo è un amore sempre ripetuto, senza dialettica, che si esprime in una serie continua di attimi, meraviglioso solo per il suo impeto di rinnovarsi, per la sua inesauribile energia che diviene simbolo della natura umana e della vita stessa. Il flamenco è dunque perfetto per descriverlo. Manifestazione artistica in grado di gridare ogni sentimento umano senza pudore e limiti, senza freni e razionalità. Don Juan e Don Giovanni sono due figure che rappresentano la stessa faccia del mito, da sempre contese tra Spagna ed Italia, fiere nel rivendicarne l'origine. Lo spettacolo racconta i vari volti del personaggio che si esprimono sul palco senza le censure moralistiche e teologiche del tempo. Libero di agire senza freni Don Juan assume via via l'aspetto del Burlador de Sevilla, di Don Juan Tenorio, del Don Juan di Molière e di Don Giovanni di Mozart. Donne sedotte, tradite, abbandonate, ingannate si sostituiranno al castigo divino nella loro vendetta.
Continua...