Stagione 10-11
Macerata - Teatro Lauro Rossi
Per informazioni e prenotazioni:

BIGLIETTERIA DEI TEATRI
Piazza Mazzini, 10 - Macerata.
La biglietteria è aperta il lunedì dalle 17 alle 20 e dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Contatti:
tel: +39 0 733 230 735
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"Amadeus"

14 Novembre 2010
17:15
Premio "Angelo Perugini" Nella Vienna del 1781, il compositore di corte Antonio Salieri è furioso e livido d'invidia dopo aver scoperto che il talento musicale divino che tanto avrebbe desiderato avere è stato donato al lascivo e sfrontato Mozart. Salieri decide di distruggere con qualunque mezzo il giovane rivale, che non esita a definire "la Creatura". Ma il suo vero rivale è Mozart o, piuttosto, Colui che parla al mondo attraverso un linguaggio musicale del tutto nuovo, solo in apparenza opera del grande salisburghese?
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di Peter Shaffer
Regia: Andrea Carraro
Compagnia: Piccolo Teatro del Giullare

"Il ponte sugli oceani. Amori"

21 Novembre 2010
17:15
- perché tutto ciò che è stato non resti patrimonio esclusivo di chi l’ha vissuto - Premio "Angelo Perugini" Monologo musicale in atto unico tratto dal libro di Raffaello Canteri. Lo spettacolo è tratto dal libro di Raffaello Canteri, che tanto successo sta riscuotendo di pubblico e critica. Un testo storico articolato come un romanzo, che porta alla luce le storie delle famiglie emigranti veneti verso i nuovi mondi. Con il rigore dello storico e la leggerezza dell’affabulatore, Canteri getta uno sguardo al passato e trasforma i ricordi delle genti che ha incontrato di persona o via internet in un corpo unico di storie, di tradizioni, di abitudini che sono il senso delle nostre radici. La saga di una famiglia di emigranti della Lessinia attraverso le vicissitudini di quattro generazioni. Un viaggio avventuroso e poetico, comico e commovente, da una parte all’altra del mondo, dalla fine dell’800 ai nostri giorni: Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia, Lorena, sino all’attuale comunità del web. Un viaggio nei sentimenti e dentro il senso e la geografia della nostra esistenza e delle nostre radici. E queste radici gli emigranti le ha nno portate lontano, con le energie rivolte al nuovo lavoro, alla scoperta dei luoghi da cui iniziare tutto daccapo, ma con il cuore e con la parte più sentimentale dell’anima rivolta alla terra di casa. E le abitudini vecchie si mescolano con le usanze nuove. E il linguaggio si colora di parole straniere e prende forma una lingua che dice insieme street, la gare, my wife e me mojer.
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di Raffaello Canteri
Regia: Andrea Castelletti
Compagnia: Il Teatro Impiria di Verona

Il malato immaginario

21 Novembre 2010
21:00
22 Novembre 2010
21:00
Il Teatro Stabile dell'Umbria affronta questa nuova produzione insieme a uno dei più grandi maestri italiani del palcoscenico, Gabriele Lavia. Dopo la felice esperienza con L'avaro, l'artista torna ad un altro testo simbolo della produzione di Molière, a lui particolarmente congeniale per la qualità della drammaturgia e lo spessore dei personaggi. Il malato immaginario narra le disavventure dell'ipocondriaco Argante, padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori salassatori e ciarlatani. Quando Argante promette la figlia in moglie a un giovane dottorino, in modo da potersi garantire un sereno (...e gratuito) futuro di consulti e ricette, l'ostilità della ragazza, segretamente innamorata di Cléante, finisce per spingerlo in una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate sulla sua stessa burbera e inguaribile ingenuità.
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di Molière
con Gabriele Lavia e Pietro Biondi, Gianni De Lellis, Giorgio Crisafi Barbara Begala, Mauro Mandolini, Vittorio Vannutelli, Giulia Galiani Andrea Macaluso, Michele Demaria, Lucia Lavia, Livia Vannutelli
Regia: Gabriele Lavia

La bottega del caffè

28 Novembre 2010
17:15
Premio "Angelo Perugini" La prima stesura del “La Bottega del caffè” risale al 1735, ma la commedia nella versione finale venne rappresentata solo nel 1950. È ambientata in un campiello veneziano sul quale si affacciano una locanda e tre botteghe: un barbiere, una bisca e una bottega del caffè per l’appunto. L’azione scenica si sviluppa in un giorno: dalla livida luce dell’alba al calar della notte, durante il periodo di carnevale. Tutta la trama ruota attorno alla Bottega del caffè di Ridolfo, uomo saggio, equilibrato e generoso, che rappresenta la rettitudine ed il buon senso. Suo diretto antagonista è Don Marzio, nobiluomo napoletano, pettegolo, indiscreto e seminatore di zizzania. Animano la scena altri personaggi, protetti o vittime di questi due: Eugenio ricco mercante di stoffe, dedito al vizio del gioco e donnaiolo impenitente, marito di Vittoria, donna onesta e virtuosa. Eugenio è un uomo frivolo, che vive dissipando il suo patrimonio tra donne e gioco e spesso alla bisca del furfante Pandolfo, imbroglione, baro ed usuraio. La piazza è frequentata da Flaminio, sotto le mentite spoglie del conte Leandro, vive con le vincite al gioco e mantiene la “ballerina” Lisaura, che lo crede scapolo intenzionato a sposarla. Giunge poi Placida, moglie legittima di Flaminio, da lui abbandonata a Torino, alla disperata ricerca del marito. Le vicende dei personaggi si intersecano tra loro, condite dalle calunnie di Don Marzio e dai tentativi di mediazione positiva di Ridolfo. Ma la commedia è a lieto fine e il bene ha la meglio sul male: il caffettiere e il suo garzone Trappola aprono gli occhi ad Eugenio e Flaminio che ritorneranno dalle loro mogli, mentre Don Marzio, la malalingua, accusato da tutti di calunnia e spionaggio, fugge con ignominia da Venezia.
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di Carlo Goldoni
Regia: P.Pietroni / D. Dezi

Art

8 Gennaio 2011
21:00
9 Gennaio 2011
21:00
La commedia solleva la questione dell’arte e dell’amicizia, ruotando attorno tre amici di vecchia data: Serge, Marc e Yvan. Serge, assecondando la sua passione per l’arte moderna, ha acquistato un dipinto molto costoso intorno al quale ruoterà il dibattito dei tre amici sul significato dell’arte astratta in paragone ad arti più rappresentative e tradizionali. Sotto la superficie, la commedia esplora con ironia la profondità e la complessità dell’amicizia.
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di Yasmina Reza
con Alessandro Haber, Alessio Boni, Gigio Alberti
Regia: Giampiero Solari
Compagnia: Nuovo Teatro

Il malato immaginario

18 Gennaio 2011
21:00
19 Gennaio 2011
21:00
Il Teatro Stabile dell’Umbria affronta questa nuova produzione insieme a uno dei più grandi maestri italiani del palcoscenico, Gabriele Lavia. Dopo la felice esperienza con L’avaro, l’artista torna ad un altro testo simbolo della produzione di Molière, a lui particolarmente congeniale per la qualità della drammaturgia e lo spessore dei personaggi. Il malato immaginario narra le disavventure dell’ipocondriaco Argante, padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori salassatori e ciarlatani. Quando Argante promette la figlia in moglie a un giovane dottorino, in modo da potersi garantire un sereno (…e gratuito) futuro di consulti e ricette, l’ostilità della ragazza, segretamente innamorata di Cléante, finisce per spingerlo in una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate sulla sua stessa burbera e inguaribile ingenuità.
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di Molière
con Gabriele Lavia e Pietro Biondi, Gianni De Lellis, Giorgio Crisafi, Barbara Begala, Mauro Mandolini, Vittorio Vannutelli, Giulia Galiani, Andrea Macaluso, Michele Demaria, Lucia Lavia, Livia Vannutelli
Regia: Gabriele Lavia

I beati anni del castigo

29 Gennaio 2011
21:00
30 Gennaio 2011
21:00
I beati anni del castigo (Premio Bagutta 1990), romanzo di formazione della scrittrice Fleur Jaeggy è ambientato in un collegio femminile svizzero dove la protagonista – in scena Elena Ghiaurov – vive dall’età di otto anni. Il racconto della donna, sorta di lettura di un suo intimo diario, apre le porte su un mondo in bilico tra l’idillio e la cattività, che possiamo chiamare un’“arcadia della malattia”, per usare le parole della scrittrice. Finché arriva Fréderique, una nuova allieva, severa, perfetta, magnetica, che sembra aver già vissuto tutte le esperienza della vita. La protagonista – che resta senza un nome – si sente attratta dalla nuova arrivata, dal suo aspetto quieto e insieme minaccioso. E qui, la minaccia, poco a poco, si scopre, e si approda a una “terra di nessuno”, un luogo ibrido e segreto che si colloca tra la perfezione e la follia. Lo stile limpido e nervoso della scrittura della Jaeggy, l'acutezza quasi clinica delle notazioni, l'intensità di questa storia fanno risuonare una corda segreta dell’animo: quella legata all’immaginario collegio da cui tutti noi siamo usciti. Fra lo sconcerto, l'attrazione e il timore, lo spettatore è guidato in una sorta di giardino dei saperi femminili, fatto di fiori che sbocciano nelle stagioni della vita, attraverso esperienze giovanili goffe e talvolta crudeli. Il rapporto fra le due donne, centro del monologo, è ripercorso attraverso le percezioni dell’unica che racconta e descrive: nello svilupparsi lento e spietato di un assolo unilaterale, in un crescendo di tensione e di attesa.
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di Fleur Jaeggy
Regia: Luca Ronconi
Compagnia: Piccolo teatro di Milano - Teatro d\'Europa

Le signorine di Wilko

12 Febbraio 2011
21:00
13 Febbraio 2011
21:00
Il romanzo Le signorine di Wilko dello scrittore polacco Jaroslaw Iwaszkiewicz mi ha affascinato già fin dai tempi degli studi, quando l’ho letto per la prima volta. Il racconto, nel quale Wiktor Ruben torna nella casa di campagna dove quindici anni prima viveva lavorando come istitutore presso una famiglia dove crescevano sei sorelle, mi ispira per varie ragioni. Certamente, la situazione stessa – un uomo e sei donne – già in sé è particolare e istigatrice di fantasie. Mettendo in scena questo testo nel contesto italiano non si può non ricordare il film di Federico Fellini La città delle donne con Marcello Mastroianni nel ruolo principale. Però al testo di Iwaszkiewicz appartengono anche altre qualità e caratteristiche: innanzi tutto, è straordinariamente poetico. Quasi poesia scritta in prosa. Perciò nel mettere in scena questo lavoro letterario ci confrontiamo con una sfida, ossia scoprire se è possibile rendere visibile la poesia. Inoltre questo testo ricorda davvero molto la scrittura di Marcel Proust: ricordi, dettagli, odori, sensazioni e sfioramenti dimenticati. Il passato ed i ricordi sono il tema che da sempre costituisce il centro d’attenzione dei miei spettacoli teatrali. E questo racconto di Iwaszkiewicz verte solo e soltanto su questo. Melanconia e nostalgia non sono solo sentimenti melodrammatici. Sono le qualità che hanno sempre caratterizzato la coscienza culturale dell’Europa, o almeno così è stato fino alla fine del XX secolo. Siamo nel XXI secolo e stiamo vivendo enormi cambiamenti nella coscienza europea. Si può dire che siamo, in questo momento, testimoni della morte della vecchia e buona Europa. E qualsiasi lavoro artistico che viene creato oggi ha, in tale contesto, l’aspetto di un necrologio. Necrologio alla percezione della vita della vecchia Europa. Restano solo i ricordi. L’autore ha scritto questo lavoro dopo la prima guerra mondiale. Il suo eroe, Wiktor, è da poco tornato dal fronte. La guerra è una parte importante di questo racconto. Iniziando il lavoro con questa messa in scena abbiamo deciso di trasferire le vicende in un tempo ed in un contesto diversi, ossia nell’anno 1947 dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il motivo principale è dovuto alle caratteristiche della moda femminile degli anni ’40 nel contesto della guerra. Non a caso la moda femminile di quel periodo era allo stesso tempo maschile, quasi brutale e molto vicina allo stile militare, ma contemporaneamente erotica e sessualmente provocatoria. Alvis Hermanis
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con Sergio Romano, Laura Marinoni, Patrizia Punzo, Irene Petris Fabrizia Sacchi, Alice Torriani, Carlotta Viscovo
Regia: Alvis Hermanis
Compagnia: Emilia Romagna Teatro Fondazione Unione Europea nell’ambito del progetto Prospero Teatro Stabile di Napoli, Nuova Scena Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna

Macadamia Nut Brittle

24 Febbraio 2011
21:00
(omaggio a Dennis Cooper)In Macadamia Nut Brittle, il titolo è il gusto di un gelato, tre adolescenti lottano tra la propria infanzia, le naturali pulsioni e l’ordine sociale a loro imposto. L’omaggio è al mondo di Dennis Cooper, ma significati e immagini si alternano sul palco con ritmi e rimandi pop senza mollare un attimo l’attenzione dello spettatore. da intervista a "Omissis": Lo sguardo lisergico di Cooper si è intrecciato così con il nostro, nutrito dello stesso disagio, delle stesse mancanze, di identiche perdite. L’attesa notturna di quattro divoratori di gelato Haagen Dasz (il “Macadamia Nut Brittle” del titolo), in un reparto ospedaliero, su un aereo o in una casa dei giochi sull’albero, si materializza in un tamagotchi onirico, in cui si fanno i conti con un processo identitario che, se da una parte lascia liberi, dall’altra sviluppa un senso di estraniamento da un pianeta che ci scivola via sotto i piedi. Nella fluttuazione emotiva, privi di cintura di sicurezza, scendiamo in picchiata verso un libertinaggio imprevedibile che possa riappropriarci di un gusto, di un peso. La rumba degli strappi è iniziata; le lacerazioni segnano le figure trasformando in un incubo ad occhi aperti il sogno romantico della famiglia felice da Mulino Bianco. Vittime, carnefici, protagonisti di questo snuff movie che la vita offre siamo noi, alla disperata ricerca di amore in un mondo impossibile: perché alla fine anche la Natura, come gli uomini, è tr... e infedele. Sempre.
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con Anna Gualdo, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori, Mario Toccafondi
Regia: Stefano Ricci
Compagnia: RICCI/FORTE

Amleto

1 Marzo 2011
21:00
2 Marzo 2011
21:00
Anno 2010. sono passati più di quattro secoli dalla nascita di Amleto e questo dramma, forse il più famoso al mondo, resiste al tempo in maniera straordinaria. Ecco un altro Amleto: il Sipario è ormai logoro e lo Spettro deve consegnare nuovamente al Principe di Danimarca il plot di questo dramma antico, in cui il figlio è costretto a interpretare il personaggio dell’eroe per compiere la vendetta del padre. Ma Amleto, costantemente al limite tra quello che è e quello che non è, si rivela un eroe svogliato, incastrato nel suo destino e costretto al confronto con la modernità del “nuovo governo”, del “nuovo teatro” di Re Claudio, il teatro del sembrare e non dell’essere, il teatro degli inganni. Il Principe, intrappolato tra l’antica tragedia e i contingenti conflitti della famiglia, dell’amore, dell’amicizia, della cultura e della politica, affronta la scena fino alla morte. Amleto ama profondamente il teatro e usa il teatro per scoprire la verità dei fatti. Come un pazzo e come un eroe, fino alla morte. Valentina Rosati
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di William Shakespeare
con Federico Brugnone, Silvia D’Amico, Francesco Ferriera Davide Iacopini, Luca Marinelli, Gabriele Portoghese Eugenia Rofi, Barbara Ronchi, Enoch Marrella Marco Taddei, Stefano Vona
Regia: Valentina Rosati
Compagnia: Teatro Stabile delle Marche in collaborazione con Compagnia Belteatro con il patrocinio dell’Accademia D’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” progetto Shakespeare in città

Mattei - petrolio e fango

10 Marzo 2011
21:00
Mattei... è una lunga ricerca fatta di testimonianze dirette raccolte nei luoghi “matteiani”, interviste a persone che hanno conosciuto Mattei, e di consultazione di libri, foto, film, documentari ma soprattutto dei materiali prodotti dal tribunale di Pavia, sulla ricostruzione degli ultimi giorni di vita e sul giorno della morte del Presidente dell’ENI. Nonostante la vasta bibliografia sull’argomento, lo spettacolo prodotto vuol gettare una nuova luce sulla vicenda, a partire da alcune testimonianze inedite.
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di Giorgio Felicetti, Francesco Niccolini
con Francesca Luciani
Compagnia: Giorgio Felicetti

I pugni in tasca

23 Marzo 2011
21:00
24 Marzo 2011
21:00

Perché dopo 44 anni ho pensato a una versione teatrale de I pugni in tasca? In tutti questi anni mi sono state proposte varie riduzioni teatrali del film, ma in nessuna mi pare vi fosse un’idea nuova, un tentativo almeno di fare del film un’altra cosa, di reinventarlo almeno un po’. I dialoghi originali erano fedelmente riassunti col solo scopo di contenere la rappresentazione dentro la casa, cioè il palcoscenico a scena unica. Le azioni poi erano le stesse e si svolgevano in quei tempi lontani, prima del ’68 ecc ecc. Ho rinunciato senza troppa fatica, perché gli stessi autori di quelle “riduzioni” non erano veramente convinti e neppure tanto entusiasti. Ora che la possibilità di portare a teatro I pugni in tasca diventa concreta, per la disponibilità di Stefania De Santis, regista che stimo molto e con cui lavoro, per la possibilità di un cast molto originale, per l’interesse di un produttore teatrale, Roberto Toni, che non ha bisogno di referenze, tocca a me scrivere il copione e sperare di non cadere negli stessi errori che ho trovato nelle versioni teatrali che ho letto finora. I pugni in tasca deve innanzitutto rinunciare alla sua fama di film preannunciante il ’68, il film della rivolta contro le istituzioni, la famiglia, la scuola, la religione ecc ecc. È vero che il film girò il mondo divenne un film di culto e colpì molti giovani, ma è acqua passata, nessun rimpianto, nessuna nostalgia. Io oggi penso a I pugni in tasca come a un dramma della sopravvivenza in una famiglia dove l’amore è del tutto assente. Si vive in un deserto di affetti senza nessuna prospettiva per il futuro, una situazione di immobilità assoluta che fa pensare a un carcere o a un manicomio senza speranza di guarigione, rieducazione, riabilitazione, rinascita ecc ecc.
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di Marco Bellocchio
con Ambra Angiolini, Pier Giorgio Bellocchio e con Giovanni Calcagno, Aglaia Mora, Fabrizio Rongione, Giulia Weber
Regia: Stefania De Santis
Compagnia: Teatro Stabile di Firenze