Stagione 12-13
Loro Piceno - Teatro comunale
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Le rughe de' ll’ànema

Stagione amatoriale
12 Gennaio 2013
21:30
"Le rughe dell’ànema” scritto e diretto da Giandomenico Lisi che con la leggerezza e l'arguzia che contraddistinguono le sue opere ci offre un altro spaccato della vita di provincia. I tre atti scorrono agilmente a raccontare le storie, le lacrime, i sorrisi e, appunto, "le rughe dell'anima", di una famiglia dei giorni nostri. Una commedia interessantissima, moderna, retrospettiva dei sentimenti, ma al tempo stesso carica di humour e garbata soprattutto nell’interpretazione dell’autore Giandomenico Lisi. “Una commedia deve essere come un buon menù – dice Giandomenico Lisi – in cui non deve mancare nulla, dall’antipasto al dolce finale”. un’introspezione profonda dell’animo dei personaggi principali che raccontano, vivendolo, lo spaccato della loro esistenza, con le sue gioie, i suoi progetti, le sue ansie, i suoi ricordi e, ovviamente, le sue “rughe”.
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di e Regia: Giandomenico Lisi
Compagnia: G. Ginobili di Petriolo

Del Don Giovanni

Stagione amatoriale
26 Gennaio 2013
21:30
- farsa tragica in due atti - mosaico teatrale di Francesco Facciolli, da Molière, Perrucci, Da Ponte e da quattro secoli di convitati di Pietra musiche di W.A. Mozart. Questo spettacolo non racconta solo la storia di Don Giovanni, ma anche la storia del Don Giovanni. Cioè non si limita a raccontare le avventure del gran seduttore di Siviglia dal primo bacio rubato fino al suo castigo finale, ma ne segue la vita teatrale lunga quattro secoli. Don Giovanni è presente in antichissimi riti popolari spagnoli legati al culto dei morti, nei canovacci dei commedianti dell'arte, nel teatro di prosa, nell'opera lirica, nell'opera buffa, nel teatro dei burattini, insomma non c'è forma teatrale che non sia stata sedotta dal Don Giovanni. I commedianti dell'Arte portarono questo canovaccio in giro per tutta l'europa per almeno due secoli, facendolo arrivare così a Tirso da Molina, a Molière a Da Ponte, per citare solo i più famosi. Don Giovanni ha viaggiato fino alla poesia di Byron, alla filosofia di Kierkegaard, alle guarattelle napoletane, agli spartiti di Mozart e alle pagine di Puskin, Brecht e Saramago. Don Giovanni è una tragedia, perché inizia e finisce con la morte di un personaggio. Don Giovanni è una farsa, perché i contrasti servo-padrone, i travestimenti, le trovate sono certamente caratteristiche del teatro comico popolare. Il riso ha una funzione rituale, è l'esorcismo delle forze demoniache e sovrannaturali che pervadono la scena. Questa funzione è affidata al servo di Don Giovanni: Pulcinella. La sua irruenta comicità da alla rappresentazione un carattere popolare e farsesco, nelle cui pieghe però si insinua la tragedia. Una tragedia destinata a rimanere nel ricordo e nella riflessione dopo il lento svanire del riso. Per questo la nostra è una farsa tragica. Tutto questo sarà percorso e attraversato dalla musica di Mozart, un genio ribelle, un seduttore che meglio di chiunque altro poteva comprendere e sintetizzare il mito di Don Giovanni. Un mito moderno, forse l'ultimo, che ancora seduce, inganna, incanta. Così ha fatto anche con me, che indegnamente, lo porterò ancora una volta sulla scena, mettendo un altro granello di sabbia nella sua immensa, infinita storia. Servo vostro. Francesco Facciolli"
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di e Regia: Francesco Facciolli
Compagnia: Il Teatro dei Picari di Macerata

Il mistero dell'assassino misterioso

9 Marzo 2013
21:30
Commedia Un castello della campagna londinese, un misterioso maggiordomo, un pendolo, l’efferato omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti sospettati: ecco gli ingredienti per un perfetto giallo, dai toni brillanti, di chiara matrice anglosassone. Il detective Mallory ha riunito nel salone principale del castello i sospetti assassini della Contessa Worthington. Ma un inatteso accadimento cambierà le dinamiche dell’indagine minando esponenzialmente la trama del giallo scatenando gli egoismi e le meschinità degli altri attori disposti a tutto pur di prendersi un applauso in più e di farsi notare dal produttore presente in platea. I ritmi serrati, le battute oblique, l'onnipresente umorismo di situazione e non ultima la cornice del giallo rendono la commedia elettrizzante, esilarante e fuor di dubbio divertente. "Il Mistero dell’assassino misterioso" è la prima commedia scritta dal duo Lillo e Greg, in cui è centrale il discorso del meta teatro - tanto caro alla coppia- che svela, scardinandolo con un pizzico di perfidia, il delicato equilibrio su cui vivono alcune compagnie di teatro, ma su cui si fondano anche la maggior parte dei rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità.
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di Greg e Lillo
Regia: Fabio Bernacconi
Compagnia: Papaveri e Papere di Fabriano

Cecè - La sagra del signore della Nave

23 Marzo 2013
21:30
Quando, nel 1925, Pirandello fonda la Compagnia del Teatro d’Arte a Roma, debutta con La sagra del Signore della nave. Da allora, è uno dei suoi testi meno frequentati. Ora il CTR si accinge a mettere in scena uno spettacolo coinvolgente, suggestivo, trascinante, di grande impatto visivo e sonoro. Dove tra danze orgiastiche, canti rituali, processioni liturgiche, apparizioni di personaggi improbabili, viene fuori in tutta la sua drammaticità la condizione umana raccontata da Pirandello, tanto più tragica quanto più comica e grottesca. “La sagra – disse un giorno Pirandello – è destinata a spettatori di buon stomaco, è una vivace, anzi violenta e coloritissima rappresentazione del peccato e della penitenza, cioè di quello che ha in sé di tragico la bestialità umana e che le bestie per loro fortuna non hanno”. La sagra del signore della nave è un apologo sulla dignità della natura dell’uomo, animale nobile, comparata a quella del porco, animale vilissimo. Confronto icasticamente proposto sullo sfondo d’una scanna dei maiali che si celebra annualmente in campagna, dinanzi a un’antica chiesetta normanna, S.Nicola, poco fuori Agrigento, dove si venera il Signore della nave, un grande Cristo crocifisso, terrificante nelle fattezze ma prodigo di miracoli. In vista della scanna s’accende una disputa tra un Pedagogo e un grasso signor Lavaccara, il quale pretende che un suo maiale, al quale si è affezzionato come ad un cane, sia una bestia intelligente, e che nei lunghi mesi d’allevamento, sia lui che il figlio, avevano battezzato con un nome da cristiano. E ci parlava, col maiale, e quello rispondeva, che pareva capisse, tanto era intelligente. Intelligenza che il Pedagogo nega, servendosi d’un malizioso paradosso: come può dirsi intelligente una bestia che mangia sino ad ingrassare per l’altrui soddisfazione? Intelligente è l’uomo che può permettersi il lusso di mangiare come un porco, sapendo che alla fine, ingrassando, non sarà scannato. Appare chiara la superiorità dell’Uomo sul porco. (Vincenzo Pirrotta)
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di Luigi Pirandello
Regia: Piergiorgio Pietroni
Compagnia: Ass.ne CTR di Macerata