Stagione 10-11
Matelica - Teatro Piermarini
Per informazioni e prenotazioni:

I biglietti potranno essere prenotati per telefono 0737-781830 oppure on-line nei due giorni antecedenti quello dello spettacolo, esclusi i festivi con orario 17/19 e nel giorno dello spettacolo con orario 18/21. La prenotazione telefonica o on line deve essere confermata con il ritiro del biglietto entro le ore 19,00 del giorno dello spettacolo.


La fattoria degli animali

Fuori Abbonamento
21 Novembre 2010
17:00
Commedia musicale liberamente tratta dal Romanzo satirico di George Orwell. Prendendo spunto dal romanzo di Orwell, abbiamo creato una commedia musicale tutta nuova, che offre ai giovani un’occasione unica per riflettere sul valore della Natura in una società come quella moderna. Una fattoria soffocata dalla città rischia di essere chiusa. La fattoressa Zia Giò, con simpatica determinazione lotta per resistere alle ingiustizie perpetrate in nome del “progresso”. Così Zia Giò, l’oca giuliva Isabella, la Mucca Gisella, il tacchino vanitoso Narciso, Jimmy lo spaventapasseri, le Stelline, il Gallo Capitano, il Gatto Zac, il Coniglio Miro, il Cavallo Toledo, l’asino Biagio, ostacoleranno le perfidie dell’avvocato Burri ed i suoi tentativi di radere al suolo la fattoria per creare un centro industriale. Sul filo di questa appassionante storia, che ha al centro la lotta della Natura per non essere sacrificata sull’altare dello sviluppo economico, nasce un Musical divertente, che vede sulla scena attori, cantanti, burattini, marionette, pupazzi , spaventapasseri ed uccelli di tutti i tipi. Le scene ed i costumi ci riportano in una fantasiosa fattoria anni ’70, che magicamente diventerà anche il palcoscenico del musical finale che verrà rappresentato per far conoscere ai bambini di tutte le età gli animali nella loro bellezza e unicità reale, non solo come li conoscono al supermercato… Una storia appassionante e avvincente, arricchita da musiche originali coinvolgenti e ritmate coreografie, che trascineranno il pubblico da 0 a 99 anni nella magia del teatro, lasciando germogliare il seme della speranza!
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Regia: Tommaso Paolucci
Compagnia: Il Sistina – La Compagnia delle Stelle

Trenta

26 Novembre 2010
21:15
Giobbe Covatta si lascia ispirare alla carta dei diritti dell’uomo per la sua ultima affabulazione. Trenta sono gli articoli di cui si compone la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’ONU il 10 dicembre 1948; trenta articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. Vi si proclama che nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture, che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato. Vi si sancisce anche che tutti hanno diritto ad avere una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni, a prendere parte al governo del proprio paese, a lavorare, a ricevere un giusto compenso per il lavoro prestato, a godere del riposo, a fruire di tempo libero e a ricevere un’istruzione. In chiave ironica (ma non troppo), come nel suo stile, Giobbe prosegue la sua riflessione sui diritti fondamentali dell’uomo, raccontando con sarcasmo di chi questi diritti li ha solo sulla carta… [Lo spettacolo ha ottenuto lo speciale patrocinio di Amnesty International]
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con e di Giobbe Covatta
Compagnia: Sosia & Pistoia

Paola Turci, Epifani, Cordepazze, Serena Ganci, Naif Herin in concerto

Fuori Abbonamento
27 Novembre 2010
21:15
Quattro artisti vincitori di “Musicultura festival” – Andrea Epifani, Cordepazze, Serena Ganci, Naif Herin – accompagnati da Paola Turci, una delle anime più coerenti e sensibili della musica di qualità italiana, salgono a bordo del “bus della musica” per approdare nei più bei teatri delle province marchigiane e offrire al pubblico l’emozione di uno spettacolo incentrato sul fascino e la coralità della forma canzone. Della carovana fa parte anche l’attore cabarettista Giorgio Montanini, vincitore di “Cabaret amore mio” 2010. Conducono lo spettacolo Gianmaurizio Foderaro e Carlotta Tedeschi (Radio 1 Rai).
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La penultima cena

29 Gennaio 2011
21:15
Nella cucina di una villa patrizia, Paulus Simplicius Marone sta allestendo un sontuoso banchetto. Mentre farcisce alcuni maialini con albicocche passite e garum, racconta la sua vita avventurosa. Le umili origini ad Ariminum, l’adozione da parte una famiglia nobile che lo porterà a Roma dove potrà apprendere l’arte culinaria alla scuola di Apicio, il più famoso chef dell’antichità. Al tempo stesso arrotonda le entrate con affari più o meno leciti ideati nel negozio del barbiere Filone, quartier generale di una compagnia variegata di clientes, puttanieri e perditempo. Tutto fila liscio fino a quando Paulus e soci vengono processati per truffa a causa della vendita di uno afrodisiaco egiziano. In caso di condanna la pena sarebbe la schiavitù e per questo motivo Paulus decide di fuggire nella terra più lontana e desolata dell’impero: la Palestina. Così il cuoco romagnolo si trova a Cana mentre due sposini celebrano il matrimonio. La Penultima Cena non è uno spettacolo di satira, il suo scopo non è quello di parlare di religione, politica o amore (alcuni tra i temi fugacemente toccati, anzi utilizzati), ma semplicemente di riuscire nell’ardua impresa di far ridere. Paolo dona se stesso (compresa la propria storia professionale) al pubblico, con uno spettacolo efficace.
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con Paolo Cevoli
Regia: Daniele Sala

Sogno di una notte d'estate

9 Febbraio 2011
21:15
Questo spettacolo nacque come saggio di diploma degli allievi attori dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, da me diretto, nel giugno 2009. È stato ripreso al 52° Festival dei due mondi e nell’ambito del progetto Shakespeare in città organizzato dal Teatro Stabile delle Marche. Si tratta dunque di un gruppo di giovanissimi attori, alcuni dei quali anche musicisti, che affrontano, per la prima volta, l’esperienza di una Compagnia di teatro e di una tournée. Se per l’Accademia mi ero limitato a fare il regista, nello spettacolo che ora presentiamo vi partecipo anche come attore, recitando la parte del dramaturg della troupe degli artigiani. Al di là dell’enorme piacere che io provo a recitare, il mio ingresso nella Compagnia di questi giovanissimi attori è in realtà lo sviluppo naturale di un rapporto umano e professionale che, a partire dalle prime, dure prove del saggio, è cresciuto in maniera piuttosto felice e sorprendente. Ciò che ci unisce, scavalcando le generazioni, è il teatro: ossia la ricerca di quel rapporto attivo fra attori e spettatori, nell’immediatezza del qui e ora della rappresentazione, che solo il teatro ancora può far vivere. E trattandosi del Sogno di una notte d’estate, con la complicità divina di William Shakespeare. Carlo Cecchi
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di William Shakespeare
con Valentina Rosati, Gabriele Portoghese, Davide Giordano, Sofia Pulvirenti, Barbara Ronchi, Cecilia Zingaro
Regia: Carlo Cecchi

Don Chisciotte

11 Febbraio 2011
21:30
Don Chisciotte è un enorme trattato sull’imitazione: così come lui imita i cavalieri, io imito i cavalieri della scena”. Con questa premessa Franco Branciaroli, dopo l’originale edizione di Finale di partita in cui il protagonista parlava con la voce dell’ispettore Clouseau, si prepara al nuovo spettacolo tratto dal testo di Miguel de Cervantes. Branciaroli sarà infatti impegnato nel doppio ruolo di Don Chisciotte e Sancho Pancia, cui darà, imitandole, le voci di Vittorio Gassman e Carmelo Bene. Il vagabondare verbale, divertente e commovente insieme, dei due mattatori ripercorrerà alcune delle scene più celebri del grande romanzo picaresco del siglo de oro spagnolo. “Li immagino nell’aldilà – spiega ancora Branciaroli – mentre confessano che avrebbero sempre voluto mettere in scena il libro più d’avanguardia che ci sia, il Don Chisciotte. Li faccio parlare e così, accanto ai personaggi dell’Hidalgo e di Sancho, riprenderanno vita anche i loro dialoghi, i loro battibecchi, il loro immaginario”. Ecco dunque che le “maschere verbali” dei due grandi protagonisti della scena teatrale italiana, daranno anche occasione di ritrovare atmosfere di un Gran teatro che non c’è più e che lo stesso Branciaroli, che con Bene ha recitato ai suoi esordi, ha preso per la coda: “Erano due avversari irriducibili – continua l’attore-regista – ma anche, al fondo, due artisti che si stimavano. E questa è una cosa che mi commuove”. E divertimento con un pizzico di nostalgia sarà infatti la temperatura emotiva dello spettacolo. Il finale? Non è una vera fine, cosa che sarebbe pertinente solo con il mondo dell’aldiqua, mentre nel tempo eterno i nostri due mattatori, e idealmente Branciaroli con loro, possono ripetere all’infinito, variandola e reinventandola, la rappresentazione. E così è.
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di Miguel de Cervantes
con Franco Branciaroli
Regia: Franco Branciaroli
Compagnia: Teatro De Gli Incamminati

Il diavolo di Materga

30 Aprile 2011
21:15
L’Arcangelo e il diavolo, protagonisti del romanzo di Massimo Paloni esulano dal puro iter avventuroso del “Papillon” matelicese Arcangelo Scuriatti, ma divengono dinamiche e input del pretesto letterario. L’epos e il topos sono i pilastri strutturali dal corposo romanzo che apparentemente narra il travaglio e le varie bolgie infernali degli inferi e degli inferiori e dei senza speranza. Narrazione cinematografica con analisi scenica e psicologica di grande fabula. Il personaggio Arcangelo è nel contempo personaggio umano e metaforico figlio di un villaggio globale, ovunque si trovi nell’inferno del bagno penale della Guyana francese o nel villaggio di Materga. La prigionia nella tomba carceraria sudamericana e la prigionia leopardiana del borgo. C’è un filo forte che non si spezza; guida l’Arcangelo, radice e pilastro pronto a riaffiorare e riaffermare la vis della esistenza, ceppo a cui ancorare la solitudine e la disperazione del naufragio. I cinque passi su e giù per l’angusta cella evocano ad ogni calpestio personaggi rassicuranti, incontrati mille volte nei cinque passi per le vie di Matelica. Personaggi di Materga che vengono in soccorso alla disperante solitudine, certezze di un passato per superare le barriere del presente. Una messinscena che coglie l’ironia dei personaggi carichi di solitudine, una tavolozza di immagini legate dalla musica e dal tango, come transito nel magma delle esistenze immobili di un paese sempre in contrasto tra conservatorismo e cambiamento, tra accettazione di realtà diverse e immobilità assoluta di una vita senza scosse. La vivacità altresì della vita sotterranea che alimenta il cicalio di un piccolo paese diventa vitalità nascosta, ma sempre in fermento in un sottobosco di situazioni tra il paradossale e il comico.
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con Davide Aloj, Davide Errico, Maria Letizia Di Palma, Rosita Fattore, Francesco Mentonelli, Gerardo Di Giovine, Katia Rocchegiani, Sara Scermino, Emanuela Gatti, Massimo Damiani, Laila Rocchegiani, Simone Giannelli
Regia: Fabio Bonso
Compagnia: Ruvidoteatro