
E’ la storia di una madre iper-possessiva e del figlio cinquantenne nevrotico, perennemente in viaggio per sfuggirle e del loro morboso rapporto , narrato attraverso uno scambio di lettere cariche di “amorevoli” accuse e invettive.Il figlio accusa la madre di essere stata la causa della fine del suo matrimonio; dal canto suo la madre non riesce a capire il motivo per cui il suo comportamento infastidisca tanto il figlio. Lui, nella sua inutile fuga, cambia continuamente indirizzo, ma viene sempre raggiunto dalla corrispondenza della madre. (Roberto Mazzone)
Continua...di Sam Bobrick & Julie Stein
con Franca Valeri e Urbano Barberini
Regia: Daniele Falleri
Teatro per Ragazzi
IL MUSICAL -

Travolta da un ciclone, la piccola Dorothy si ritrova sbalzata dalla tranquilla e grigia fattoria degli zii, nel Kansas, al magico e misterioso Regno di Oz. Se vuole tornare a casa la bambina deve parlare col Mago di Oz in persona, ma non è facile: per raggiungerlo, nella sua meravigliosa Città di Smeraldo, Dorothy dovrà attraversare territori sconosciuti e superare mille insidie. Per fortuna lungo il tragitto trova tanti amici...
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Compagnia: Massimo Romagnoli

Ironico e istrionico: Gene Gnocchi, al secolo Eugenio Ghiozzi, è uno dei comici più surreali del panorama italiano tra non sense e graffianti osservazioni della società. Chiusa in un cassetto la laurea in legge, Gene debutta nel 1989 come cabarettista in tv, non disdegnando il cinema e ovviamente il teatro. In questo spettacolo, scritto insieme a Francesco Freyrie, un individuo chiuso all’interno della sua macchina in balia degli spazzoloni rotanti di un autolavaggio comincia a riflettere sugli episodi che hanno caratterizzato la sua vita. Mentre gli sovviene alla mente la nascita del figlio nato ventriloquo, viene rapito dalla mafia russa. Da questo momento inizia un vorticoso susseguirsi di avvenimenti incredibili. Sono le cose che ti capitano o sei tu che capiti alle cose? (Roberto Mazzone)
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con Gene Gnocchi
Regia: Massimo Navone
Teatro per Ragazzi
Compagnia: Teatro del Canguro
Teatro per Ragazzi

C’è una stanza : quella di Wendy e degli altri bambini dove a volte c’è anche una mamma che racconta storie. Lì tutto è caldo, protetto, rassicurante…. forse un po’ monotono. Di fuori al contrario c’è il mondo di Peter: senza obblighi, senza regole pesanti, pieno di cose e di esseri strani e suggestivi, tutti inafferrabili ed incosnsistenti, perché forse la fantasia e l’infanzia sono proprio così. C’è il paese di Peter e degli altri “bambini perduti” : un paese che esiste solo perché lo si vuole raccontare e perché si ha voglia di vederlo. Un paese che, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è poi così “ampio ed esteso, con seccanti distanze tra un’avventura e l’altra”. C’è infine una finestra dove Peter vola per “predare” storie, così come fanno le rondini che, a tale scopo, nidificano sui cornicioni delle case. Una finestra attraverso la quale entrano ed escono: fate, bambini, sorrisi strappati, baci non dati, occhi sgranati, voglie, paure, sogni, speranze e tutti quei pensieri, così leggeri, che ti sollevano dolcemente nell’aria e ti fanno volare.
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Compagnia: Teatro del Canguro

Gus e Ben aspettano. Aspettano chiusi in uno scantinato che arrivi il loro uomo. Unico elemento di contatto con il mondo esterno: un “calapranzi”. Scendono ordinazioni improbabili, risalgono le poche sostanze che i due si erano portati per fare passare le ore di attesa. Nessuno sa chi aspettino, ne quando arriverà. Gus freme, si agita, ride, scherza, ingenuo e curioso. Ben, freddo, calcolatore, aspetta solo di compiere il suo dovere. Arrivano strane buste…messaggi in codice? Il tempo, in qualche modo, bisogna che passi, tra scene di tensione da triller televisivo e discorsi comici fino a sfiorare le soglie del grottesco come nel miglior teatro di Harold Pinter. Un testo di denuncia, sulla violenza, sul potere, sull’impossibilità di sottrarsi al proprio destino.
Continua...di Harold Pinter
con Ivana Monti, Lorenzo Costa
Teatro per Ragazzi

SPETTACOLO MUSICALE
Liberamente tratto dall’opera di Wolfgang Amadeus Mozart e Emanuel Schikaneder.
Ideazione di Fabrizio Bartolucci con la collaborazione di Sandro Fabiani
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Compagnia: Teatro Stabile Marche

Scritta con struggente ironia da Roberto Cavosi, prolifico e pluripremiato drammaturgo meranese, la commedia mette in scena il bizzarro ménage di Bambino e Bambina, entrambi maniaci dei cavalli al punto di aver trasformato la loro casa in una sala corse, teatro del loro quotidiano cercarsi e respingersi, litigare e fare pace. Su una scena semplice e insieme bizzarra, un divano, poltrone, mucchi di giornali di ippica e sei monitor con i risultati delle gare che sovrastano la platea, si recita il continuo, tragico stuzzicarsi tra i due: l’unico modo, per questa coppia di persone anziane, di parlare d’amore. Lei è una donna ricca, afflitta da due malattie, una rara allergia che la costringe a stare lontano dalla luce, e l’ossessione che il suo uomo l’abbandoni. Lui è un tipo qualunque, sempre in giro senza un soldo in tasca, incapace di lasciare la donna con cui vive da sempre. In una sala abitata da due file di monitor tv dove le corse dei cavalli fanno da sfondo, protagonista della scena è il tenero straziante amore di Bambino e Bambina. Antonio e Cleopatra è il racconto di un grande amore che si infrange nella quotidianità. Un amore che si deve confrontare con l’estremo surrealismo della nostra vita. Un amore che cerca la luce e una felicità impossibile, che gioca le sue passioni e i suoi sentimenti come in un tragicomico gioco ai cavalli.
Roberto Cavosi
Continua...di Roberto Cavosi
con Annamaria Guarnieri Luciano Virgilio

“Facce di Bronzo”, ci offre un mix di ironia, sarcasmo e risata liberatoria, senso del ridicolo e paradosso: uniche armi utili, secondo la Scuccimarra, a provocare almeno un graffio su quella “dura, liscia e insopportabile faccia di bronzo”. La faccia di bronzo ce l’ha chi compie le peggiori azioni e sembra non accorgersene nemmeno, ce l’ha chi non ha remore, rimorsi o ripensamenti, chi non conosce vergogna per quello che fa e che, perciò, imperterrito continua a fare. E questo essere impermeabili, inattaccabili che è proprio delle facce di bronzo provoca, in chi entra in contatto con tale duro metallo, un ineluttabile senso di impotenza, di frustrazione: vorresti spaccargliela quella inalterabile faccia, ma è di bronzo appunto, ti farai male solo tu, ti spaccherai qualche osso mentre lei ti sfilerà sotto il muso beffarda. Il consiglio? Per non soccombere fai appello a tutte le qualità che la gente ti ha riconosciuto, accettando la mano complice dell’ironia e della comicità. Noi spettatori, intanto, prendiamo spunto dalle brillanti intuizioni che la Scuccimarra mette in scena, per far fronte alla facce di bronzo in cui, purtroppo, spesso ci imbattiamo.
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con e di Grazia Scuccimarra

Per quanto impossibili, nessuna di queste interviste è inverosimile”.
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con Giorgio Contigiani, beatrice Bellabarba