Per informazioni e prenotazioni:
I biglietti potranno essere prenotati per telefono allo 0737- 636041 oppure on-line nei due giorni antecedenti quello dello spettacolo, esclusi i festivi con orario 17/19 e nel giorno dello spettacolo con orario 18/21. La prenotazione telefonica o on line deve essere confermata con il ritiro del biglietto entro le ore 19,00 del giorno dello spettacolo.

Venanzio Rauzzini fu una figura poliedrica di cantante - compositore che seppe farsi apprezzare per la sua arte in tutto il mondo. A testimonianza dell’interesse che il personaggio ha saputo suscitare nel settore della cultura musicale, la città di Camerino e l’Associazione Corale Culturale Filippo Marchetti, che ne cura il recupero, vogliono rendergli omaggio con un evento in prima esecuzione in tempi moderni, evento che prelude alla ricorrenza del bicentenario della morte dell’artista camerinese. La leggenda babilonese narra di due giovani, Piramo e Tisbe, che si conoscevano sin dall’infanzia: le loro abitazioni erano attigue, con una parete in comune che aveva una sottile crepa.
Continua...di di Venanzio Rauzzini
con Tiziana Guaglianone, soprano
Natalizia Carone, soprano
David Sotgiu, tenore
Angelo Bonazzoli, sopranista
Nuova Orchestra Regionale “D. Alaleona”
Lamberto Lugli, direttore
Compagnia: Associazione Corale Culturale Filippo Marchetti di Camerino

L’inconfondibile stile della travolgente compagnia Kataklò è al centro dello spettacolo Play, una coreografia di straordinaria sensibilità artistica firmata da Giulia Staccioli, fondatrice e direttore artistico dell’ineguagliabile gruppo. Play è un lavoro ispirato allo sport e appositamente ideato per rappresentare l’Italia alle Olimpiadi della Cultura di Pechino 2008. Strutturato a quadri, ha la capacità di fagocitare lo spettatore in un incantesimo ipnotico e immaginario. Un mondo acquatico di creature fantastiche che guizzano come sirene, un duello in punta di fioretto, due ballerine che si fronteggiano, una porta da calcio e un arbitro bizzarro; gli artisti in scena giocano a costruire storie e l’ordine delle cose si perde e si ricrea continuamente. Muscolare, gioiosa, acrobatica. È la danza atletica di Kataklò che con Play fa un omaggio divertito e uggestivo allo sport. Gli otto precisissimi performer sfidano la forza di gravità nei quadri che emergono dal buio e scorrono sulle note della eclettica, travolgente colonna sonora di Ajad. Uno spettacolo leggero ed elegante, curatissimo, costruito con sapiente dosaggio di energia, poesia e risate. [“la Repubblica”]
Scandito da un collage di brani musicali firmati dal compositore Ajad e molto diversi tra loro per ritmo e sonorità, Play è uno scorrere di momenti, atmosfere, colori, situazioni ed epoche storiche che evocano, attraverso la relazione con le varie discipline sportive, altrettanti modi di essere e di sentire. [“Il Giornale”]
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Compagnia: KATAKLÒ Athletic Dance Theatre

Un tradimento può essere vendicato con sottile intelligenza? Ecco che inizia La trappola: un gioco al massacro fa tre personaggi che non sparge sangue, ma fa vittime con la sola arma della parola. In una stanza chiusa a chiave man mano viene a dipanarsi la vicenda di un banale incidente che cela i retroscena di tradimenti e di squallidi mimetismi familiari. Un insospettabile omino, tradito dalla moglie, sarà la chiave di un interessante metodo per crearsi una vendetta personale incruenta ma più feroce di qualunque esecuzione. Una pìece da manuale, dalla psicologia sottile e ironica, con tutti i doverosi trabocchetti e la suspence del caso, con sbalzi, alterazioni e colpi di scena.
Un giallo che coinvolge lo spettatore dal principio alla fine in un incalzante crescendo di suspense e rivelazioni. [Cristina Maggi, “Gazzetta di Parma”] -
Tre attori, un salotto blindato, una pistola. Una trappola fisica e psicologica per catturare la verità in un groviglio di finzioni. Un testo cult che non poteva davvero trovare interprete migliore di un eccezionale Giancarlo Zanetti, nella doppia veste di attore e regista, in scena insieme ad una sorprendente Nathaly Caldonazzo e a Marco Minetti. [Concetta Bonini, “Giornale di Sicilia”]
Continua...di N.J. Crisp
con Giancarlo Zanetti, Nathaly Caldonazzo, Marco Minetti
Compagnia: Lux Teatro

Un borghese romano prende parte ad una battuta di caccia nella quale impersona Enrico IV; alla messa in scena partecipano anche Matilde di Spina, donna di cui è innamorato, e il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV che nella caduta batte la testa e si convince di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. Dopo 12 anni di follia, Enrico guarisce ma decide coscientemente di continuare a fingersi pazzo. Vent’anni dopo la tragica caduta, Matilde in compagnia di Belcredi, della figlia, del fidanzato di lei e di uno psichiatra vanno a trovare Enrico IV. L’arrivo di questi ospiti crea uno sconvolgimento emotivo in tutti i personaggi della vicenda i quali, ognuno a suo modo, rivivono le emozioni del passato e lo stridente contrasto con il presente. Paura di vivere e paura di amare. Il tempo che scorre, scivola via e non ti accorgi che la vita è già passata, andata, e ancora non hai iniziato a viverla, hai rimandato aspettando qualcosa o qualcuno. Questo nostro Enrico IV di Pirandello vuole raccontare questo stato d’animo personale e universale. La storia di un uomo strano, forse troppo sensibile che si rifugia nella pazzia per non affrontare un mondo cinico e meschino. La storia di un uomo, che ci parla guardandoci negli occhi, dentro agli occhi, dentro al cuore. Un uomo solo che rappresenta la nostra solitudine, la paura di vivere, la paura di amare. Paolo Valerio -
Continua...di Luigi Pirandello
con Ugo Pagliai e Paola Gassman e con Roberto Petruzzelli, Alessandro Vantini, Teodoro Giuliani
Regia: Paolo Valerio
Compagnia: Teatro Stabile di Verona - Teatro Stabile del Veneto

Una esilarante messa in scena di Pene d’amor perdute, sfarzosa commedia romantica di William Shakespeare che narra dello scontro seduzione-castità e del potere travolgente dell'amore. Si tratta di un’opera dall’intreccio in apparenza semplice ma che nasconde la scintillante ambiguità tipica delle commedie shakespeariane da cui si evince la straordinaria modernità dell’opera. Amore e Linguaggio sono i due protagonisti supremi della commedia che si inoltra con stupefacente analisi psicologica in tutte le labirintiche e vorticose sfumature del corteggiamento amoroso, fino allo sfinimento; e tutto ciò con un linguaggio dinamico e festoso, acuto e ironicamente soverchio che irretisce e amalgama tutti i colori della più colta dialettica, e alla fine rallenta, scolora e dichiara una folle vacuità che porta ad un mesto rinvio. Mai così attuale come oggi, storditi di parole, di contraddizioni sfacciate e farsesche dove il linguaggio prevarica sul proprio senso, dove reale e virtuale si intersecano, si confondono e confondono. È un’opera divertente, che ci permette di sorridere di situazioni non facili. Non c’è politica, né ideologia: in Pene d’amor perdute c’è umanità, qualcosa che ci dice che dobbiamo saper accettare la vita come viene.
Continua...di William Shakespeare
con Marina Suma, Stefano Artissunch
e con Alessia Bedini, Piergiorgio Cinì, Stefano De Bernardin
Regia: Stefano Artissunch
Compagnia: Synergie Teatrali-Teatro Ventidio Basso

La Corte Ospitale di Rubiera e la Compagnia del Teatro Popolare, fondata da Paolo Rossi, uniscono energie e risorse per la produzione del Mistero buffo, il capolavoro assoluto di Dario Fo, a seguito di un simbolico passaggio del testimone tra grandi maestri del teatro: Dario Fo – che cura la consulenza artistica e la supervisione di questo allestimento - ha riconosciuto in Paolo Rossi l'unico interprete in Italia in grado di ricevere questa eredità e di proporre al pubblico un nuovo Mistero buffo, nel rispetto della tradizione, con la stessa carica dissacrante e irriverente, ma nello stesso tempo attualizzato nei contenuti. Dario Fo, con Mistero buffo, ha ricreato a modo suo quel mondo perduto attualizzando la figura del giullare, interprete dei malumori del popolo verso chi detiene il potere. E ha riletto in chiave buffonesca i misteri religiosi rovesciando il punto di vista di chi ascolta e denunciando le mistificazioni di avvenimenti storici e letterari che si sono succedute nel corso dei secoli. Rappresentato per la prima volta nel 1969, e con più di cinquemila allestimenti in tutto il mondo, Mistero buffo ha condotto Fo al Premio Nobel per la Letteratura. È un testo mai datato, capace ancora oggi di testimoniare quella sotterranea coscienza civile che si rigenera nel riso liberatorio e nell’irriverenza del comico: e questa è esattamente la cifra stilistica dell’artista Paolo Rossi.
Continua...di Dario Fo
con Paolo Rossi
Compagnia: La Corte Ospitale - Compagnia del Teatro Popolare

Eclettico e virtuoso attore fiorentino, Paolo Poli racconta le fiabe di Perrault e di Madame le Prinoc Beaumont, messe magistralmente in scena nella traduzione che ne fece Collodi nel volume I racconti delle fate. Queste favole, che formano il tesoro della tradizione popolare, mostrano intrecci analoghi ai racconti di Straparola e Basile. Esse hanno avuto forma in ogni tempo, passando dalla tradizione orale alla letteratura scritta e da questa sfociando nella letteratura teatrale, fornendo così fonte di ispirazione a musicisti illustri come Ravel e Prokofiev. Inoltre, grazie all’incantevole musica di Poulenc, sono divenute immortali anche le avventure dell’elefantino Babar, gioia dei bambini francesi e delizia dei grandi di tutto il mondo, in un secolo come il nostro che ha saputo riscoprire il fascino dell’arte nell’esotismo dell’infanzia. Le favole raccontate da Paolo Poli divertono i bambini e affascinano gli adulti; favole le cui vicende sono spesso metafora della realtà che ci circonda, specchio delle paure e delle speranze, degli odi e degli affetti degli uomini di ogni epoca. Uno spettacolo per ritrovare la gioia dell’infanzia attraverso l’incanto della narrazione.
Continua...di Paolo Poli
con Laura Bravi, Fabrizio Casagrande, Marta Capaccioli, Lucrezia Palandri
Regia: Paolo Poli